
Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, il bastimento scivolante sopra gli abissi amari.
Appena li hanno deposti sulle tavole, questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi, candide ali, quasi fossero remi.
Com'è intrigato, incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco addietro così bello, com'è brutto e ridicolo. Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima l'infermo che prima volava.
E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo.
1 commento:
oddio henry ma sto blog non lo legge nessuno? mi pare di lasciare un commento come se facessi l'elemosina.. ma sono io l'insicura.. cmq.. siccome stanotte ho un attacco di colica biliare che mi fa venire da piangere e non posso sdraiarmi.. mi mettero' a leggerti pazientemte.. Ciao.. (volevo postae un commento costruttivo su quanto ho letto ma.. ho deciso di migliorare poco alla volta) Sara
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